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venerdì 19 ottobre 2012

L'intervista al Capitano...

Per vedere di nuovo in campo i ragazzi della Pallamano Vasto ci vorrà ancora un po' di tempo. Loro continuano ad allenarsi agli ordini di mister Marinucci, preparandosi al meglio per la nuova stagione. A guidare il gruppo c'è il capitano Alessio Ricciuti, che abbiamo intervistato per ZonaLocale.it.


La scorsa stagione non è andata proprio come era nei vostri piani. Con che spirito affronterete il nuovo anno?

Lo spirito sempre buono, con molte speranze di fare un buon campionato. Un po' di amaro in bocca per come sono andate le cose l'anno scorso resta. Per come la vedo io ci sono mancati almeno 15 punti in classifica, tra partite perse per sfortuna, per errori nostri e qualche decisione arbitrale che ci è venuta contro nei momenti cruciali. Alla fine abbiamo chiuso al quinto posto ma quest'anno contiamo di fare meglio.


Ci sono stati innesti nella rosa?

Abbiamo il nuovo acquisto Ivan Rosati. Fino all'anno scorso giocava nel Guardiagrele e ha deciso di venire con noi per darci una mano. Per quanto riguarda lo staff tecnico nella fase di preparazione siamo stati seguiti da Davide Ruffilli. Poiché il nostro è uno sport molto impegnativo a livello fisico è importante allenarsi bene per farsi trovare sempre pronti. Poi c'è un giovane, Vlad, che l'anno scorso ci ha conosciuti grazie al progetto nella scuola media di San Salvo. Si è appassionato e quest'anno giocherà con noi. Speriamo che possa portare anche qualche altro amico più giovane per crescere sempre più.


I dirigenti mi spiegavano che siete alla ricerca di sponsor. Le difficoltà ci sono per tutte le società. Per voi che praticate uno sport non "di massa" è ancora più dura?

Come tutti ben sanno il nostro sport è molto di nicchia. Non riesce a guadagnarsi la ribalta anche perché la nazionale, a causa del mancato ricambio generazionale, non ottiene risultati e quindi non ha tanta visibilità. In Italia è uno sport considerato minore a differenza di tanti Paesi europei dove è a pari popolarità con il calcio. Ad esempio in Germania i palazzetti sono sempre gremiti e in tv ci sono programmi dedicati solo alla pallamano.


Il vostro impegno, oltre che sul campo, è anche nel cercare di coinvolgere sempre più pubblico.

L'anno scorso, sfruttando i mezzi di comunicazione, tra cui il nostro blog e la nostra pagina Facebook, siamo riusciti a raggiungere un buon numero di spettatori. E' innegabile che nelle partite in casa il pubblico ci dà la carica. Quest'anno speriamo di continuare come l'anno scorso e migliorarci sempre. Siamo al 34esimo anno di attività della Pallamano Vasto, con una dirigenza che si può dire sia la stessa da sempre.



Gli obiettivi per la stagione?

Migliorare il quinto posto della scorsa stagione. Saremo nove squadre e la concorrenza sarà agguerrita. Noi ci metteremo buona volontà, forza e tecnica. Non vediamo l'ora di scendere in campo.


Fare tante settimane di preparazione senza poter giocare fino a dicembre non rischia di far calare le vostre motivazioni?

L'impegno negli allenamenti è massimo, ma chiaramente se non provi in partita quello che hai studiato poi è difficile riuscire a metterlo in pratica nelle sfide ufficiali. Le amichevoli sono fondamentali, speriamo di riuscire ad organizzarne qualcuna.


Sei il capitano di questa squadra. Un ruolo che sicuramente ti richiede qualcosa in più.

E' il secondo anno che ho l'onore di indossare questa fascia. Io spero di portare la squadra ad alti livelli. Ma non devo farlo da solo, perché comunque siamo una squadra e c'è bisogno di tutti. Da parte mia posso dire che darò tutto me stesso in campo, come ho sempre fatto.


Sei un giocatore molto "sanguigno". L'essere capitano, quindi la persona responsabile, che deve parlare con gli altri, ti aiuta a gestire meglio le emozioni?

Quando parlo con i miei amici dico sempre che in campo sono "un animale". Voglio sempre dare tutto me stesso e anche di più. Certe volte sapere di avere una responsabilità in più mi aiuta. Altre mi danneggia, perché se magari siamo sotto col punteggio vorrei subito riportare la squadra sui giusti binari. Il rischio, con la vista "annebbiata" e la stanchezza del match è quella di esagerare. In quel caso sono bravi i miei compagni a sostenermi. Anzi, diciamo che ci sosteniamo a vicenda.



Fonte: ZonaLocale.it, intervista di Giuseppe Ritucci